DUE PAROLE SUL COUNSELLING

                 La professione di Counsellor fenomenologico esistenziale

L’istituto Hermes ai occupa da anni di formazione al Counselling e fin dal 2002 ha partecipato alla nascita di organismi che, della promozione di tale professione si sono occupati e si occupano attualmente: nello specifico A.I.Co. (Associazione Italiana Counselling), A.I.F.A.I.Co. (Associazione Italiana Formatori A.I.Co), Fe.I.G. (Federazione Italiana Gestalt), A.Pro.Co. (Associazione Professionale Counselling), . E’ riconosciuto attualmente, anche da C. N .C.P (Coordinamento Nazionale Counsellor Professionisti).

In questi anni molto è cambiato e la legge 4/2013 se da un lato ha creato le condizioni di una possibile legittimazione di tale professione, dall’altro ha palesato difficoltà importanti come la definizione di un profilo competenziale specifico. In una parola ha messo a nudo la difficoltà di tale professione a poter realizzare una specificità circa l’unicità del suo operare.

La difficoltà non è imputabile alla legge, ma a una contraddizione che il movimento del Counselling si porta dietro fin dalla sua nascita: nasce, infatti, in ambito Psico-umanistico (almeno in Italia) e successivamente viene assunto da tutti gli approcci Psicologici: dunque porta in sé l’origine ‘Psico’.

Questo ha costituito e costituisce una difficoltà poiché ‘Psico’ in Italia riguarda un ambito coperto da riserva di legge appannaggio del CNOP (Ordine Nazionale degli Psicologi).

La difficoltà di convivenza tra approcci Psico-umanistici e Psicologie ‘oggettivanti’ (Uso aggettivi personali e naturalmente opinabili; non esistono ufficialmente Psicologie oggettivanti, ma mi riferisco a un modo di fare) è per altro vecchia e non è datata con la nascita del Counselling, anche se si può ravvedere in tale nascita un tentativo di operare distintivamente da parte delle Psicologie umanistiche nei confronti di quelle ‘oggettivanti’ all’interno dello stesso Ordine. Il Counselling doveva aprire a una nuova cultura dell’aiuto Psicologico  che attraverso il Counselling avrebbe dovuto rompere le riserve di legge e pluralizzare l’aiuto in un mondo che si apriva alla pluralità.

Sta di fatto che in questi anni sul termine ‘Psico’ si è aperta una bagarre che continua ad esistere per  via tribunali e riunioni che non fanno che rimarcare lo stesso stallo: il CNOP ritiene che l’aiuto Psicologico sia di pertinenza degli Operatori Psicologi, dall’altra gli organismi di tutela della professione di Counsellor che vorrebbero vedersi riconosciuta la natura di ‘piccoli psicologi’, richiesta di riconoscimento negata poiché il CNOP risponde che loro hanno già i loro ‘piccoli psicologi ( Laureati in scienze e tecniche psicologiche – Laurea Triennale, che hanno conseguito la laurea triennale in ambito Psicologico).

In tutto questo ravvediamo un paradosso:  nonostante la legge  legittimi la possibilità di  tale professione  gli organismi che la rappresentano (vedi Federcounselling da un lato e CNCP dall’altro e molti altri che sorgono ogni giorno)restano vittime di un mancato riconoscimento di legittimità da parte degli organismi che rappresentano l’esercizio psicologico (CNOP) e che godono di ‘riserve di legge’  relative alle pratiche relative, come se a dover riconoscere tale possibilità dovesse essere il CNOP e non lo stato, che per altro ne riconosce già la possibilità organizzativa.

Effettivamente il problema esiste, ma non è un problema di mancato riconoscimento da parte dello stato, ma un problema interno legata al fatto che Le organizzazioni di tutela del Counselling Vogliono versi riconosciute la veste di ‘Psico’ poiché prima della legge 4/2013 ‘Psico’ era quel che i counsellor facevano.

Le organizzazioni di Counselling hanno, a nostro parere , realmente un problema di non facile soluzione:  rinunciare alla matrice  Psicologica ovvero alla sua origine formativa e riconvertire ‘ la veste’; ripartire da capo e un sacco di gente  si troverebbe a dover fare i conti con promesse non mantenibili , oppure  continuare a pietire e protestare  rivendicando una veste (Psicologica) il cui negozio al momento non pare aperto e rischiare di invalidare una professione che invece avrebbe molto senso. Ci mancherebbe che l’aiuto al disagio personale fosse considerabile monopolio di una sola categoria professionale!!!!!

Ma non è finita: la legge 4/2013 riconosce il Diploma come titolo di accesso ai corsi di formazione in Counselling e la laurea come opzione secondaria. Clausola che noi di Istituto Hermes sosteniamo, sottoscriviamo in tutte le sue conseguenze politiche e culturali. Dunque agli organismi del Counselling si prospetta una difficoltà ulteriore: che fare dei diplomati?

Cacciarli, aspettare che si esauriscano, sperare che invecchino precocemente, che muoiano, e nel frattempo ‘esortare ‘ i nuovi iscritti a presentarsi solo con laurea?  Creare cioè un counselling in quanto specializzazione futura per laureati in scienze universitarie che esulano quella in psicologia? Sarebbe un venir meno alle prerogative della legge stessa.

Bel problema!!!!

Riteniamo che la bega sia lunga ad esaurirsi e che una piega un poco più certa sarà possibile in relazione all’evoluzione delle politiche europee, ma non se ne vede al momento un sentiero praticabile.

A dire che spinte e controspinte, ricorsi al giudice e scandalismi costituiscono e costituiranno il motivo del prossimo futuro.

Come istituto Hermes teniamo troppo alla affermazione di una attività professionale alla cui costruzione abbiamo partecipato, e in passato nostri soci hanno assunto posizioni precise in merito; dunque quello che proponiamo non ha il valore di una estemporaneità, ma ha basi pregresse e originate in un convincimento che ha intendimenti sia politici, di visione del mondo e anche di natura teorico-metodologico maturate nel tempo.

Dal punto di vista teoretico metodologico ci siamo orientati alla Fenomenologia- esistenziale come calco formativo delle competenze in Counselling dopo diversi approfondimenti, ondeggiamenti, incertezze. E anche deragliamenti su binari morti, verifiche e assestamenti progressivi.

Crediamo di poter sostenere che la Fenomenologia-esistenziale non coincide con costrutti di natura Psicologica né con scienze Filosofiche o Antropologiche; sicuramente al suo interno vi sono intendimenti simili e dunque riteniamo impossibile ridurre la Fenomenologia Esistenziale alla Psicologia o altre discipline.

La Fenomenologia esistenziale coincide con la Fenomenologia esistenziale.

Vero è che nulla vieta di utilizzare la F.E. di porsi come contributo alla nascita di una Psicologia orientata in tal senso e dunque ad un allargamento oltre scientifico della Psicologia stessa; merito questo lodevole in un momento in cui la Psicologia si sta, da un lato, schiacciando nell’alveo di un neurologismo dilagante e dall’altro arroccando nella sanitarizzazione della salute.

Lodevolezza marcata, secondo noi, se si considera che dal neurologismo dilagante e dalla cultura classificatoria che da questo discende, non crediamo possiamo attenderci molto di più che una spinta consustanziale all’avvento della globalizzazione e al pensiero unico come suo motore principale.

Resta il fatto che la F.E. può venir intesa in quanto tale,  senza nessuna necessità di derivarla  da psicologie passate o attuali, senza confonderla con esse o ridurvela;  al contrario costituisce essa stessa un motore di ricerca dalla quale trarre pratiche quali contributi alla psicologia  stessa , ma  in grado di operare secondo i propri principi guida, di derivarne approcci metodologici, e conseguirne pratiche utilizzabili nel campo della Relazione d’aiuto in maniera  assolutamente unici e  originari.

Per altro, ci è fatto obbligo etico specificare che il termine ‘Relazione d’aiuto’ sta ad indicare un ambito di attività  ben  più ampio  del   ‘Colloquio Psicologico’. Quest’ultimo è considerabile come parte, come una delle tante facce della Relazione d’aiuto che lo comprende   e che in quanto tale ne oltrepassa i limiti.

Aiuto è tutto ciò che aiuta e il cui valore di aiuto lo decide chi lo chiede.

Non è qui il caso di addentrarci nella definizione dell’in che consiste l’aiuto, quali ne siano le determinazioni e i confini conseguenti, ma certamente possiamo dire che aiutare ha a che vedere, da un punto di vista F.E. con l’esperire coscientemente un problema, coglierne il riferimento alla cosa problematica, trarre dalla esperienza cosciente gli elementi per la gestione del problema.

Lasciamo ad altre occasioni l’approfondimento di cosa si intenda con i termini ‘coscienza’, riferimento alla cosa, esperienza, qui basti enunciare che il principio da cui questi elementi conseguono li cogliamo nell’originario essere nel mondo o Dasein.

Dasein (Esserci) racchiude molti significati, ma quello che qui ci interessa è quello culturale: intende che la vita è un problema e che dunque non esistono persone problematiche. Dasein  ispira all’aver cura di sé , dalla propria inerenza al mondo,  nella prospettiva generativa di un mondo in quanto richiamo  originario al suo abitante  e non inteso  come residuo di una attività’ umana antropocentricamente intesa .

Detto questo, pensiamo di dover chiarire che ci sentiamo parte di un movimento per la divulgazione della attività professionale e semiprofessionale del counselling, ma che lo intendiamo e lo pratichiamo nei termini Fenomenologico- Esistenziali.

Dal punto di vista della tutela professionale invece, riteniamo che il Counselling non debba venir inteso solamente come una categoria professionale da tutelare, ma una attività di cui prendersi cura.

<Le associazioni di categoria a nostro parere dovrebbero assumersi il processo di culturalizzazione di tale attività intesa come promozione e costruzione di competenze atte a costruire progetto lavorativo-conoscitivo. A dire che limitarsi a tutelare gli interessi di una categoria avrebbe un sapore lobbistico, di cui noi non avvertiamo la necessità, anzi ne saremo, nel nostro piccolo fermi oppositori.

Per i motivi sopra esposti possiamo asserire che al momento attuale:

 la possibilità organizzativa della attività   di Counsellor fenomenologico-esistenziale è riconosciuta e legittimata ai sensi della legge 4/2013, aperta a diplomati e laureati di qualunque orientamento

 e a tutti coloro che:

1 – si percepiscono motivati, spinti a fare della pratica di aiuto una loro attività futura e farla diventare una professione vera e propria

2 – che colgano in questa motivazione un’occasione di ricerca e di esperienza   del proprio edificarsi in quanto coscienza di sé al mondo.

 

IL COMITATO SCIENTIFICO